Talete di Mileto
"L'acqua è il principio di tutte le cose: tutto viene dall'acqua, e nell'acqua tutto torna"


IL FIUME LIRI


Il fiume Liri (già Clanis o Liris flumen) nasce in quel d’Abruzzo, nei monti Simbruini, presso Tagliacozzo,  fra Colle Secco (m 1482) e il monte Croce Trinità,  a Cappadocia.

Il nome è attestato in Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, II, 227) e Strabone, nel quale leggiamo che il Liri, nato dalle montagne, dopo Sora raggiunge Fregelle e Minturno (Geografia, V,3): dunque per gli antichi la denominazione Liris è riferita all'intero percorso di quello che oggi chiamiamo Liri-Garigliano. Da Strabone apprendiamo pure che precedentemente si chiamava Clanis. Fin dal Medioevo è documentato anche con il nome Verde, in cui era comunque compreso anche l'attuale Garigliano: cosi è menzionato da Dante a proposito di Manfredi di Sicilia, i cui resti mortali per ordine papale furono dissotterrati a Benevento e traslati fuori dei confini del Regno di Sicilia ("di fuor del Regno, quasi lungo 'l Verde", Purgatorio, III, 130). La denominazione Garigliano, riferita al tratto che va dalla confluenza col Gari fino alla foce, è di origine tardomedievale. L'etimo è incerto, forse è collegato a un tema preromano: liri- che indica acqua melmosa (cfr. lira nel senso di fango di alcuni dialetti abruzzesi-molisani).

Dà anche il nome ad alcuni paesi che attraversa: Petrella a Liri, Isola del Liri, Castelliri, Fontana Liri, San Giorgio a Liri.

    Verde è il colore delle sue acque, un verde cupo da giustificare quel nome "IL VERDE" con il quale Dante lo ricorda nel Canto 3° del Purgatorio.

Attraversa tutta la Val Rovedo: Capistrello, Canistro, Civitella Roveto, Morino, Civita d’Antino, Roccaviva, Balsorano fornendo, con le sue numerose centrali elettriche, energia a tutta al popolazione. In questo suo primo tratto è molto impetuoso. Entra nel Lazio, a Sora, e trova una piana più spaziosa. Qui fornisce energia per molte fabbriche e serve per l’agricoltura di tutta la conca sorana. Prima che venissero create le difese ha spesso inondato la valle creando non pochi pericoli per la popolazione e fatti curiosi (vedi Index). Nel 1883 l’amministrazione comunale distrusse con la dinamite un ponte romano ritenendolo responsabile degli allagamenti!

 

Dopo Sora, a San Domenico, si unisce con il  Fibreno. Questa unione è vitale poiché durante l’estate il Liri decresce ma il Fibreno aumenta la sua portata  garantendo, così, l’acqua in modo costante. Gli altri affluenti sono: di sinistra: fiume Fibreno, torrente Forme di Aquino, torrente Lacerno, fiume Melfa, rio Proibito; di destra: torrente Amaseno, fosso Matrice, rio Noci, forma Quesa, fiume Sacco, fosso Sant'Elia. Poi corre verso Isola del Liri, Anitrella, Fontana Liri, Arce, Ceprano, San Giovanni Incarico, Pontecorvo, dove continua a fornire energia elettrica  (è il fiume più sfruttato d’Italia per quanto riguarda l’energia idroelettrica), e energia per gli stabilimenti per la fabbricazione della carta,  dei cartoni, della cellulosa, dei feltri di cartiere, di tessuti di lana, di paste alimentari (industrie, data la crisi cartaia, molte, oramai purtroppo, chiuse), tra le più importanti della provincia e contribuisce non poco all’agricoltura e all'economia degli abitanti delle città che attraversa.

Il Liri imprime uno scenario caratteristico ai paesi che attraversa. Ad Isola Liri si divide in due rami e forma due cascate: a destra la       Cascata del Valcatoio con un salto di 27 metri, a sinistra La cascata Grande o Verticale larga circa 40 metri e con uno strapiombo di 27 ed è l’unica al mondo presente in un centro abitato. Le due cascate si ricongiungono poco dopo aver formato l’isolotto di Courrier su cui, nel 1832, fu fondata una cartiera ancora in funzione. Altre cascate caratteristiche si trovano  ad Anitrella (“glie raie”) che è anche il punto più stretto di tutto il fiume dove l’acqua precipita con un salto di ben 40 metri formando in fondo un piccolo laghetto.

Le acque del Liri corrono, dopo aver salutato il vecchio traghetto che serviva a trasportare (qualche decennio fa) i cittadini da una sponda all'altra presso Chiaiamari, verso la centrale elettrica di Anitrella e poi di Fontana Liri per produrre (ancora!) energia. Ad Arce, sulla sponda sinistra del fiume, troviamo una torre medievale costruita per controllare un ponte sul fiume e, soprattutto, per riscuotere il pedaggio da chi lo utilizzava; poi ancora un  altro sbarramento (La diga di Brecciara, della capacità  di circa 900x103 m3, quasi 290 piscine olimpiche!) per andare poi verso Ceprano, la cui centrale fu costruita nel 1929 e produrre migliaia di cavalli di forza nella centrale elettrica  più importante di tutta la vallata. Nel 1944 la centrale fu volontariamente inondata per evitare la distruzione bellica del macchinario e alla fine di quell'anno, dopo i necessari interventi di ricostruzione/riparazione delle parti danneggiate, l'impianto rientrò regolarmente in servizio. Poi una grande cartiera da azionare e uno stabilimento importantissimo per la fabbricazione della cellulosa, sempre a Ceprano (ora non più!). Dopo Ceprano, riprende la sua strada con ampi meandri, tra pioppi e canneti, tra orti e vigneti. Dopo un po’ due grandi ponti lo sovrastano:   il ponte su cui passa la linea ferroviaria Roma-Cassino-Napoli e quello della TAV, di recente realizzazione, in vicinanza della stazione di Isoletta . Poco dopo c’è un fiume che l’aspetta: il Sacco, il suo maggior affluente ed anche il più inquinato, che viene giù dai monti Prenestini, facendosi strada lungo la catena dei Lepini.

A San Giovanni Incarico, lo sbarramento di una diga (ancora!), costruita negli anni venti del secolo scorso, lo trasforma in un lago (Lago di Isoletta San Giovanni Incarico -lungo 3 km, largo 800 metri) per far funzionare la centrale di Pontefiume, poi un’altra centrale ancora a Pontecorvo. Dopo Pontecorvo il Liri ritorna alla libera vita tra i campi (aiuta i contadini con le sua acque vitali), alla ricerca dello sbocco al mare sul Lido di Minturno (dopo aver alimentato, pochi chilometri prima della foce, a Suio, un’altra centrale!) oltre i monti Aurunci. Intanto"le nozze" con un piccolo fiume, il Gari, che incontra nei pressi di Cassino, lo obbliga a perdere il suo nome e ad assumerne un altro (GARIGLIANO che segna il confine tra Lazio e Campania) e riporta la sua acqua al mare, dopo aver attraversato, per l'ultima volta, tre ponti. Ritorna, così (dopo158 Km , di cui 120 da solo e 38 con il Gari), da dove era partito (forse!) per ritrovare (per poco!) un pò di apparente quiete e poi ricominciare il suo CICLO perenne per garantire la vita a TUTTI i VIVENTI!!

Nel 1964, nei pressi di Sessa Aurunca, vicino la foce del fiume, fu costruita una CENTRALE ELETTRONUCLEARE che venne chiusa nel 1978 e disattivata nel 1982.

            Il LIRI è stato importante anche sotto l’aspetto  storico-politico. Ha, infatti, segnato da sempre i confini tra stati: prima tra Romani e Sanniti, poi Stato della Chiesa e Ducato Normanno, ancora tra Stato della Chiesa ed il Regno Svevo e, in ultimo, tra Stato Pontificio  e Regno di Napoli. E lungo le sue rive si sono combattute  battaglie storiche.

            Insomma ha costituito il durissimo e invalicabile “Passo di Ceprano” luogo di scontro tra eserciti nemici.

            Addirittura adesso, nella nostra provincia, segna i confini tra le preture di Frosinone  e Cassino e tra i due distretti telefonici ivi esistenti.                                      

 

 Stucco di fine ‘500 riproducente il LIRI ad Isoletta di Arce (Foto Romeo Fraioli per g.c  arch. Viscogliosi)

                                                   

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