INTERVISTA AL SIGNOR DI F. CARMINE, NATO IL 25/08/1926, A VITICUSO (FR).

 

 

Durante l’ultima guerra mondiale abitavo a “Scaricaiano”una borgata del Comune di Viticuso, oggi spopolata e deserta.

La mia casa era sui confini tra Viticuso e Pozzilli, nei pressi della “Rava”.

A “Valleviata”, ove abito oggi, vi era il Comando tedesco.

Quattro uomini di Viticuso più volte avevano attraversato il torrente “Rava”, che divideva il fronte tedesco da quello alleato.

I militari tedeschi avevano più volte avvertito i quattro giovani a non più attraversare il fronte, ma essi insistettero nel passaggio.

Allora i tedeschi li presero, li rinchiusero in una casa sita in località Maioni, (15 metri dal Torrente Rava), ove avevano il comando.

Di qui furono fatti uscire uno per volta su un’aia antistante, per fucilarli.

L’ultimo di questi giovani, capi che fuori venivano  fucilati e fuggì di gran corsa, ma dopo aver corso 100-150 m. e aver attraversato il torrente Rava, fu raggiunto da colpi di mitragliatrice.

I tedeschi si mostrarono particolarmente crudeli con lui dopo averlo ucciso: lo coprirono appena con le pietre del torrente.

Ricordo che, nel successivo mese di aprile, dal luogo ove era sotterrato il poveretto uscivano mosche ed altri insetti.

Così fu scoperto il suo cadavere sotto le pietre: il malcapitato si chiamava D’Agostino Emilio.

Gli altri tre si chiamavano: Papa Eduardo, Rionetti Mario e Verrecchia Nicola, i quali furono seppelliti in un campo vicino al luogo dell’eccidio.

Per quaranta giorni, compreso quasi tutto il mese di dicembre 1943, mi rifugiai in una grotta a “Scaricaiano”, ove mio padre, mi riforniva di cibo ogni giorno.

Veniva mio padre a rifornirmi, non mia madre, perché per raggiungere la grotta in cui ero nascosto bisognava scalare circa 7/8 metri di roccia ripida: trattasi della grotta in cui dopo il 1861 si era rifugiato il brigante Domenico Fuoco di San Pietro Infine.

Un giorno cominciarono ad arrivare colpi di cannone intorno alla grotta.

Ogni minuto arrivavano sei colpi  di cannone per cui temetti per la mia vita.