


Nonno Pasquale, che si può osservare nella fotografia del 1911, era un nonno estremamente interessante ed un uomo atipico ed originale.
Era un eroe di guerra, pluridecorato e medaglia
d'oro al valore, veramente... era stato decorato due volte come cavaliere di
Vittorio Veneto, con la medaglia d'oro e un'altra volta dal cavallo che con un
poderoso calcio gli stampò una cicatrice a forma di stella in fronte!
Letterato autodidatta, conosceva a memoria la Divina
Commedia e non mancava di recitarla e parodiarla in molte circostanze:
“La bocca sollevò dal fiero pasto… anch’io la
sollevai pensando tosto che senza soldarelli ero rimasto!”.
Collezionava libri antichi che acquistava nei suoi
molti viaggi ed era poeta estemporaneo. Ricordo l’inizio di una sua celeberrima
poesia (la conoscevano tutti nel piccolo comune dove abito):
“LA FREGATURA”
“Figlio mio fatti coraggio,
questa vita è un passaggio,
chi ti ama, chi ti truffa,
chi arma sempre una baruffa.
Cominciò con Eva e Adamo,
con sorriso e con richiamo,
e giù, giù fin ai tempi nostri,
se fregato e non ti accorgi
che qui, tutto è lo stesso…
e ti fanno sempre fesso!…”
Nonno era amante della musica e non di rado, quando
ancora non esistevano i lettori MP3 o di compact disc, si caricava di un
registratore “Geloso” a bobine del peso di diversi Kg., alimentato a batterie,
magari per fermarsi con gli amici sulle panchine della piazza centrale ad
ascoltare musica o per registrare un concerto bandistico.
Ma ciò che colpiva di più era l’umanità ed il
carattere goliardico di mio nonno che, con i suoi amici, non disdegnava di essere allegro in un
periodo in cui spesso non c’era proprio nulla di cui sorridere. Aveva visto ben
tre guerre ed aveva combattuto in due (“Impresa” libica e primo conflitto
mondiale), aveva una bellissima famiglia numerosa, lavorava per far studiare i
suoi figli e per non fargli mancare nulla, così, primo a prendere la patente
nel mio paese, con un camion “18 BL” faceva la spola fra le varie città
italiane ed i pozzi petroliferi di San Giovanni Incarico, il mio paesino in
provincia di Frosinone e, dato che aveva la patente (equiparata per l’epoca ad
una laurea!) veniva soprannominato “’o choffeur”. Aveva anche una attività
commerciale avviata e amava gli animali in modo quasi ossessivo. Li capiva e
loro lo ricambiavano (di ciò ne parlerò ancora in seguito).
Un giorno nonno si reca in campagna da un suo amico
con una gabbietta contenente due piccioni.
-Anto’, ti ho portato due piccioni in regalo.
-Grazie Pasqua’, non ti dovevi disturbare… vieni
dentro che beviamo un bicchieruccio di vino…
I due amici discutono per un po’ di tempo, poi nonno
deve tornare in paese.
-E mo’ come ti posso arricambià per i piccioni?
Senti, Pasquà, accetta ‘sti due fiaschetti di vino, mica ti offendi?
-No, grazie Anto’, devo proprio andare via, s’è
fatto tardissimo!
-Ciao Pasquà, fatti vedere presto!
Il giorno dopo mentre nonno è affaccendato nel suo
negozio, ecco arrivare Antonio trafelato, appena uscito dal barbiere.
-Pasquà, ma lo sai che è successo!
-E che è successo?
-Io ieri ho messo i tuoi due piccioni insieme con
gli altri, ma appena aperta la gabbia per dargli da mangiare sono fuggiti via e
non li ho visti più…
-E neanche li rivedrai, credo, guarda lì in quella
gabbietta!
-Ma sono loro!
-Certo Anto’, quelli sono due PICCIONI VIAGGIATORI!
HALLOWEEN
Il buio circondava la vecchia casa di legno che con
i suoi sinistri scricchiolii dimostrava tutti gli anni che aveva sulle spalle.
Era, infatti, un'antica casa coloniale a due piani
con una graziosa quanto buia mansarda.
Due lampioncini rischiaravano con timore il vialetto
di accesso e proiettavano ombre sinistre sui grandi alberi che delimitavano il
giardino ormai quasi del tutto privo di
erba.
L'atmosfera lugubre, adattissima alla notte di
Ognissanti, era completata da alcuni pipistrelli che volteggiavano allegramente
nel cielo nero di nubi pronte a far piovere su di un paesaggio reso spettrale
dalla luna piena.
Rosa, un'adolescente in visita agli zii americani,
nel lettino solitario della mansarda aveva voglia di trovarsi altrove, un po'
per lo spavento dovuto alla visione di un film dell'orrore che una rete
televisiva nazionale aveva pensato, giustamente, di mandare in onda per la
serata di Halloween, un po' per il fatto che restare sola in una stanza buia e
in una casa sconosciuta, non era la sua
massima aspirazione.
Poco prima, aveva quasi preso un infarto quando,
cercando di raggiungere il bagno, al buio, mentre con le mani seguiva il muro
del corridoio nel tentativo di trovare un interruttore di una qualsiasi
lampadina, l'orologio a pendolo le aveva scandito, proprio vicino alle sue
orecchie i tre colpi relativi all'orario: erano le tre di notte e, certamente,
questa nottata, la ragazza l'avrebbe dimenticata con molta difficoltà.
Era difficile prendere sonno, si rigirava
disperatamente in quel letto anch'esso scricchiolante e guardava muoversi le
tendine dell'unica finestra scorrevole che, a causa della poca lubrificazione
ed un po’ di usura, era rimasta aperta per qualche centimetro.
Il freddo la costringeva a coprirsi fin sulla
faccia, si era appena tranquillizzata ed in procinto di dormire quando sente
qualcosa saltare sui suoi piedi.
Un brivido la raggela impedendole di muoversi per
qualche secondo.
Un animale, alquanto pesante, risaliva il letto con
le sue zampe e le si avvicina quasi al viso con passo felpato. Tremante lei
guarda al di sopra della coperta e vede due occhi gialli che la fissano da una
immensa testa rotonda e pelosa.
La povera Rosa non riconosce l'animale al buio. Non
ha mai visto nulla del genere e di così orribile. Senza pensarci sopra afferra
il copriletto e lo muove velocemente verso sinistra proiettando in aria il
mostro che, disperatamente, emette un orribile verso: "MIAOOOOOOO!".
A quel
punto, trovato anche l'interruttore della luce, Rosa capisce che forse la sua
paura era ingiustificata: aveva scacciato, proiettandolo in aria,
fortunatamente senza conseguenze per l'animale, Tiger, il grande e
bellissimo gatto siamese della zia, che
era abituato a dormire proprio sul letto ora occupato dalla ragazza.
Da quel momento l'affettuoso felino non si avvicinò
più alla pericolosa parente anzi, appena
vedeva Rosa da lontano, correva a nascondersi…
… le altre storie potranno essere lette se qualche editore pubblicherà
l’opera. Spero che
le mie storie Vi piacciano. Marco Farina.