A SCUOLA DURANTE LA GUERRA


Mio suocero Antonio, ogni tanto mi racconta i suoi ricordi di guerra, quando era solamente un bimbo in età scolare e quando escogitare un sistema per sopravvivere era realmente difficile.

Fra un bombardamento e l’altro i genitori cercavano di far frequentare ai propri figli una precaria istituzione scolastica: in una “scuoletta” di campagna lesionata, sporca e senza servizi igienici.

I maestri dell’epoca facevano lezione utilizzando metodi didattici alquanto discutibili: la bacchetta, il mais sotto le ginocchia, schiaffi e altre punizioni sempre molto dolorose.

Un maestro, addirittura, aveva vicino la propria scrivania una serie di canne di bambù di varia lunghezza per picchiare, a lunga distanza, gli allievi senza neanche alzarsi dalla propria sedia.

Antonio vestiva sempre in modo poverissimo e molto leggero, con i calzoncini corti perché il freddo, secondo le convinzioni dell’epoca, rinforzava il fisico.

Le sue scarpe erano due zoccoli ricavati da pezzi di stoffa rubati a tende militari e tavolette di legno delle cassette di munizioni tedesche.

In classe non c’era riscaldamento al di fuori di un timido, fumoso e freddoloso braciere, quindi il bambino proprio non sopportava, seduto sul proprio banco, (anch’esso una cassetta che aveva contenuto munizioni di mitragliatrice), che venisse anche picchiato dal proprio maestro.

Così, un giorno, per sfuggire alla tremenda bacchetta, aprì la finestra e si gettò giù dal primo piano, fortunatamente, senza conseguenze.

Arrivarono subito a casa i Carabinieri per riportare a scuola il bambino, ma Antonio spiegò in modo convincente i motivi della “fuga” e gli umanissimi gendarmi andarono a parlare con il suo insegnante dicendogli di trattare con più dolcezza il povero ragazzino… e grazie a loro Antonio terminò brillantemente la quarta elementare!

Alla ripresa dell’anno scolastico e con il cambio del maestro, le vessazioni ripresero ed il piccolo studioso parlò a quattrocchi con suo padre:

-Voglio andare a lavorare, non mi va più di frequentare la scuola!-

Il padre, stranamente calmo, gli rispose che era d’accordo e che, addirittura, la mattina dopo lo avrebbe portato con lui a lavorare nei campi.

Arrivati sul “posto di lavoro” (un estesissimo terreno bagnato e melmoso, da dissodare in poco tempo) al bambino fu data una piccola vanga ed il gruppetto di contadini e contadine lavorò alacremente fino al tramonto. La terra era tutta creta bagnata e si incollava alla vanga che, col passare delle ore diventava sempre più pesante e difficile da estrarre dalle zolle…

L’ingegnoso stratagemma del papà sortì lo scopo: Antonio preferì tornare a scuola e conseguire l’ambito traguardo della quinta elementare!

Marco Farina